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28/03/2020
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INTRODUZIONE

La campagna di rilevamento fotografico nel territorio reggiano verrà realizzata tenendo presenti quattro distinti ambiti geografici e morfologici, circoscritti in fasce parallele che corrono da sud a nord; all’interno di esse si mettono in evidenza gli assi portanti della viabilità storica, quali generatori dell’insediamento storico: innanzitutto la via Emilia, che costituisce la spina dorsale del sistema, realizzata nel 187 a.C. da Emilio Lepido con la funzione di collegare, potenziandone le capacità militari, le priscae colonie latine di Rimini e Piacenza con Parma e Modena. L’ininterrotto ruolo svolto dalla consolare per oltre duemila anni non solo di semplice asse di collegamento, ma anche di “generatore di polarità ”, ha fatto sì che l’odonimo “Aemilia” si sia trasformato in coronimo, un caso pressoché unico al mondo. Dicevamo poc’anzi della via Emilia “spina dorsale” di un sistema stradale che ha le sue costole nelle “vie oblique”, anch’esse di origine romana che dagli antichi centri abitati posti sulla consolare si irradiano a raggiera nell’agro; nel reggiano tipico è il caso del lungo asse stradale perfettamente rettilineo che collega Poviglio a Brescello sul Po, lacerto della antica Regium Lepidi-Brixellum attestata nelle fonti itinerarie romane. Della medesima origine è la strada Reggio-Correggio, che conserva il rettifilo romano presso S.Martino in Rio. Più difficile da leggere sulla carta le strade di origine medievale che risalgono i crinali delle prime colline o corrono paralleli ad essi (via pedemontana Casalgrande-S.Polo) o che si addentrano nella media e bassa pianura seguendo i meandri di antichi paleolavei sopraelevati (strada Reggio-Massenzatico-Correggio su un paleoalveo del Crostolo, Strada Guastalla-Villanuova-Reggiolo, su un antico alveo del Po, ecc. ecc.). Di grande importanza sono poi le infrastrutture realizzate in età moderna per volontà della Casa Estense di Modena, come la via transappenninica Reggio-La Spezia via Passo del Cerreto, risalente agli anni “20 del XIX secolo. Il 900 ha visto una sempre più capillare diffusione delle infrastrutture stradali in tutto il territorio e parallelamente alla creazione
di strade ferrate che collegavano i principali centri della provincia con la grande tratta nazionale Milano-Bologna (Reggio-Cavriago-Montecchio-S.Polo; Reggio-Novellara-Guastalla; Reggio-Correggio-Carpi; Reggio-Cadelbosco-Castelnuovo Sotto-Poviglio-Brescello; Reggio-Scandiano-Sassuolo).
L’ultimo cinquantennio ha visto da un lato lo smantellamento di alcune linee ferroviarie, dall’altro l’incremento esponenziale della viabilità stradale (fondovalle del Secchia, tangenziale di Reggio, nuova Reggio-Correggio ecc.). La realizzazione del tronco emiliano della A1 (1959) ed in anni recentissimi della linea TAV Milano-Bologna hanno definitivamente ribadito l’intuizione romana del collegamento regionale est-ovest parallelo all’asse del Po.
  1. Collina; compresa tra la fascia altimetrica dei 500-600 m. s.l.m. e quella vegetazionale dell’ orizzonte del castagno a sud, e l’alta pianura a nord. Le rocce affioranti in area collinare sono tutte di origine sedimentaria marina; esse degradano con pendii a volte alquanto ripidi verso la fascia di pianura: la linea di separazione tra le due zone appare molto netta, con andamento pressoché rettilineo grazie ad un allineamento continuo di rilievi intercalati da forme calanchive. La zona dei “calanchi”, formati in prevalenza da argille scagliose, presenta estesi fenomeni di degrado del suolo, di scarsa copertura vegetazionale e diffusione dell’incolto. L’insediamento in queste aree è rarefatto; le abitazioni furono costruite sui pochi rilievi stabili, mentre le condizioni ambientali negative non hanno mai consentito lo sviluppo di una agricoltura fiorente, accentuando sempre più la tendenza allo spopolamento. Al contrario in zone caratterizzate da suoli più stabili (arenarie, marne,) con morfologie ad altipiani con ampie depressioni di origine tettonica, si assiste ad una più capillare diffusione dell’insediamento rurale e dei coltivi. Qui prevale l’insediamento sparso, a casolari, o quello costituito da piccoli borghi compatti, costruiti su affioramenti litoidi di una certa estensione con buone garanzie di stabilità; il primo deriva dalla diffusione del fondo “mezzadrile” a partire dal basso medioevo e per tutta l’età moderna, il
    2. secondo dal più antico sistema curtense attestato già in età longobarda. Tra le tipologie abitative si segnalano le case-torri, le case di borgo e le case coloniche ad elementi giustapposti. A differenza che in pianura, dove le murature presentano un utilizzo pressoché esclusivo del laterizio, in collina appare più diffuso la muratura in pietra locale, squadrata e spesso coperta da intonaci poveri.

  2. Alta pianura, formata da ghiaie fluviali depositatesi a partire dal Quaternario antico che, degradando verso settentrione, presentano caratteristiche forme terrazzate, veri e propri altopiani ghiaiosi assai permeabili ricoperti da un paleosuolo dal tipico colore roso arancio (“ferretti” nella parlata locale) ed inclinati verso la pianura, a dimostrare il loro coinvolgimento, seppur limitato, nel sollevamento tettonico degli appennini. L’alta pianura è delimitata a sud dai primi rilievi collinari, a nord dalla fascia della via Emilia. L’antropizzazione, che ha seguito in questo settore le direttrici est-ovest costituite dalla via pedecollinare a sud e dalla via Emilia a nord, sino ad epoche recenti aveva in gran parte risparmiato i terrazzi ghiaiosi dell’alta pianura; tipico è il caso del “Ghiardo”, nei comuni di Reggio, Quattro Castella e Bibbiano, ricordato dai più anziani come una plaga spopolata e prive di acque di superficie. Come in collina anche in alta pianura le tipologie rurali più rappresentative sono costituite dalla casa-torre e dalle case coloniche ad elementi giustapposti; qui cominciano però ad apparire edifici di servizio di grandi dimensioni (“barchesse”), oppure i complessi colonici a singoli elementi separati dalla cosiddetta “porta morta”. Tipico dell’alta pianura è l’utilizzo di un opera muraria mista costituita da laterizi e ciotoli fluviali sbozzati. Dal punto di vista antropico la fascia di alta pianura, gravitante sull’asse della via Emilia e della parallela A1, rappresenta l’area a più alta densità abitativa ed infrastrutturale. Il capoluogo provinciale e le città satellite poste ai due capi della via Emilia(S.Ilario e Rubiera) o nell’immediata fascia a sud (Scandiano/Casalgrande/Montecchio), costituiscono ormai un unico agglomerato “multifunzionale” con all’interno aree agricole, aree industriali ed artigianali o veri e propri distretti produttivi (comprensorio della ceramica), estese zone residenziali, nuclei storici antichi (Reggio-Regium Lepidi/S.Ilario-Tannetum) o medievali (Montecchio, Scandiano, Rubiera).

  3. Media pianura, fra la via Emilia e la fascia altimetrica dei 21 m. s.l.m., caratterizzata da una litologia di superficie formata da sabbie e corpi lenticolari sabbioso-limosi; in questa fascia l’incontro dei suoli ghiaiosi/permeabili dell’alta pianura con il substrato argilloso/impermeabile tipico della pianura provoca la risalita delle acque di falda, dando vita al fenomeno dei “fontanili” o “risorgive”; negli ultimi decenni l’impoverimento delle falde dei conoidi ha provocato la scomparsa di molti fontanili un tempo ricchi d’acqua; fanno eccezione le risorgive di Corte Valle Re (Campegine), ancora attive tutto l’anno. La fascia di Media Pianura presenta un drenaggio di superficie caratterizzato dal basso corso dei torrenti appenninici, che a nord della via Emilia cominciano ad assumere un andamento meandriforme ed una struttura “pensile”; l’insediamento storico di questo settore è disposto principalmente lungo gli assi stradali derivati dalla centuriazione romana o lungo vie di comunicazione che dall’alto medioevo in poi hanno seguito gli alvei abbandonati e rialzati dei torrenti appenninici.

  4. Bassa Pianura, compresa tra la fascia altimetrica dei 20 m. s.l.m. (zona del Cavo Fiuma) ed il corso del fiume Po. Il suolo di questa fascia è caratterizzato da argille limose e, vicino all’asta fluviale del Po, da sabbie d’alveo fini e medie; rispetto alla media pianura qui i paleoalvei presenti sono stati in prevalenza creati dall’attività del Po o di suoi rami secondari; essi presentano andamenti est-ovest ed appaiono più rilevati rispetto a quelli formati dai torrenti appenninici. Troviamo poi le cosiddette “lanche”, ovvero canali secondari del Po improvvisamente abbandonati, sottoposti a periodiche alluvioni nei momenti di piena. Nella fascia più a sud della bassa pianura si trovano le cosiddette “valli”, ampi bacini di esondazione circondati da dossi o scarpate, un tempo occupati da paludi oggi completamente bonificate: le valli più ampie del territorio reggiano sono quelle di Fabbrico-Campagnola, quelle di Novellara, quelle di Correggio-Rio Saliceto e quelle di Luzzara. L’insediamento storico di questo settore ha da sempre seguito l’evoluzione del controllo delle acque da parte dell’uomo; la media e bassa pianura costituiscono infatti territori ad elevata “problematicità” idrica, caratterizzati da una compenetrazione di zone umide e paludose in terreni più asciutti e drenati.
 

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