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Festival dell'architettura

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Giordano Gasparini

La crisi come opportunità

 

Santiago Calatrava, Stazione Mediopadana, Reggio Emilia

Santiago Calatrava, Stazione Mediopadana, Reggio Emilia

 

Non c’è dubbio che i recenti anni di crisi hanno influenzato il nostro pensiero, le nostre riflessioni, il nostro lavoro quotidiano.

Quasi senza accorgercene, leggiamo il mondo in modo diverso, vediamo le cose che ci stanno intorno con occhi meno entusiasti, più disincantati.

Guardiamo alle nostre città, alla decisioni che vengono prese, con nuovo realismo, con voglia di non disperdere energie e risorse, di soffermarsi su ciò che realmente aiuta la vita delle persone, convinti che sia l’unico modo per non arretrare, ma rilanciare e riuscire ad andare avanti senza rinunciare a pensare al futuro.

La pianificazione e l’architettura delle nostre città hanno in molte occasioni accostato appariscenza del progetto e benessere economico, ricchezza degli interventi a scala urbana e capacità di innovazione e modernità.

Oggi prevale fastidio e stanchezza nei confronti di una architettura di eccessiva invadenza, quando intorno prevale mediocrità e sciatteria. Dobbiamo esigere una capacità di utilizzare le buone e diffuse competenze intermedie e di qualità, a partire proprio dalla professione dell’architetto, ricercando un progresso diffuso della professione e non rincorrendo la grandezza individuale.

Un altro elemento che ha caratterizzato gli ultimi decenni è il tempo.

Progettista di fama internazionale, molte risorse, poco tempo a disposizione è una sequenza molto diffusa e di grande successo.

Dobbiamo ritornare, in un sempre stimolante gioco tra innovazione e ripetizione, alla recherche patiente di Le Corbusier e, come a volte viene chiamata, a quell’“architettura lenta”, che ha capacità di ascoltare, sperimentare, muoversi in sintonia con le comunità.

Le politiche urbane hanno come sempre le maggiori responsabilità. Un bell’edificio energeticamente “superefficiente”, con al di fuori nella città una raccolta non differenziata non funziona. Integrazione delle politiche resta il punto di partenza per realizzare interventi efficaci. Capacità di allineare le politiche verso i progetti strategici, cercando di trascinare insieme le diverse azioni e i diversi attori.

Pianificare e progettare vuol dire prima di tutto riportare concretezza, rifuggire da una ridondanza di “interpretazioni” e nello stesso tempo evitare una eccessiva semplificazione.

Poi abbiamo bisogno di ascoltare. Con sobrietà, senza eccessivi proclami.

Ascoltare prima di tutto chi la città la abita, la conosce meglio di chiunque altro.

Non è una novità, lo diciamo, lo facciamo anche da tempo e dobbiamo continuare a praticarlo sempre di più.

Ma dobbiamo ascoltare anche altre voci.

In questi anni la riflessione degli uomini di cultura, la produzione artistica, la conoscenza specialistica hanno dimostrato di essere in grado di cogliere maggiormente i mutamenti e gli scenari del nostro mondo.

Sono, in molti casi, contributi e risposte realistiche, antiretoriche, di grande ricchezza civica e culturale.

Il nostro paese è intrappolato in una situazione di blocco. La produzione culturale, il pensiero e la pratica architettonica, possono costituire un elemento di rottura, diventare fattore attivo e decisivo nel ricostruire identità e fiducia e nel superare quel “ …blocco sociale conservatore il cui obiettivo è la sopravvivenza e l’immobilità. Nulla deve cambiare. E’ questo il macigno che ci schiaccia e oscura il nostro futuro...in Italia non sembra ormai più possibile fare nulla, cambiare nulla perché c’è sempre qualcuno dotato di un potere di interdizione che dice no. Anche per questo siamo un paese che dà sempre più l’impressione soffocante di un Paese vecchio, immobile, paralizzato” (E. Galli della Loggia, in "Corriere della Sera", 10 Settembre 2011)

Questi contributi, visioni, conoscenze, esperienze sono fondamentali in città che si stanno rimescolando, in una società che si evolve, che ogni giorno ti riporta al realismo della difficile vita quotidiana, ma che non vuole rinunciare ad avere un futuro.

Non è più l’immagine a prevalere, ma l’analisi dei fenomeni sociali, la capacità di riunire forze e conoscenze attorno a progetti credibili e condivisi.

Dobbiamo costruire e sviluppare esperienze in grado di produrre significato e valore nel tempo, il solo modo per affrontare il futuro.

Tutto questo vuol dire cambiare profondamente il nostro approccio ai problemi, oggi imposto dalle difficoltà economiche, ma che può trasformarsi in un solido e concreto modo di operare , certamente buono anche per una futura fase di ripresa.

Idee, soluzioni ci sono. Dobbiamo Creare le condizioni per realizzarle.


Giordano Gasparini è direttore dell'Area Servizi alla persona del Comune di Reggio Emilia