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Ricordo di Guido Canella ...

14-09-2009

Guido Canella al Festival dell'Architettura 2/2005

Guido Canella al Festival dell'Architettura 2/2005

Sono trascorse un paio di settimane dalla scomparsa di Guido Canella, maestro dell’architettura italiana e, vorrei ricordarlo in questo spazio, amico del Festival Architettura. Il dolore che ne è derivato, tra i molti suoi allievi e coloro che ne apprezzano le doti umane, scientifiche ed artistiche, risulta però già compensato dal lascito del suo lavoro, faticosamente costruito attraverso un’attività incessante e paziente, dove risulta difficile separare didattica, ricerca, professione, nell’intreccio virtuoso tra il disegno del progetto e lo scritto teorico. Un combinato strumentale, di conoscenza ed interpretazione, che ha da sempre denotato il valore critico dell’architettura canelliana, quella rimasta sulla carta e quella autenticamente tradotta nelle opere realizzate. Il lascito morale di Guido Canella, limitandoci all’architettura, sarà sempre quello di una ricerca onesta e intelligente sulla verità delle cose, dei fenomeni, dei comportamenti che alimentano la necessità dell’architettura, in particolare di quella architettura che vuole farsi città. Al prossimo Festival avrebbe dovuto partecipare con una conferenza, da tenersi nel teatro della Fondazione San Carlo a Modena, uno spazio che, sono sicuro, avrebbe apprezzato per come è inserito nel complesso architettonico del collegio a sua volta parte monumentale del nucleo storico della città. In quella occasione, pur senza di lui, sarà comunque presente la sua poetica e la sua ragione del fare architettura. Come succede per ogni grande personalità, Guido Canella rimane con noi attraverso la propria opera, costruita nell’arco di una vita e secondo forme diverse sino a configurarne l’originale profilo. Ricordo in tal senso una sua citazione dell’Artefice di Jorge Luis Borges, durante una conferenza tenuta nel 1998 a Piacenza dal titolo Castelli d’Italia, attraverso cui Canella sottolineava la responsabilità morale dell’essere autenticamente se stessi pur nel variare delle espressioni scelte. Un uomo si propone di disegnare il mondo. Trascorrendo gli anni, popola uno spazio con immagini di province, di regni, di montagne, di baie, di navi, di isole, di pesci, di strumenti, di astri, di cavalli e di persone. Poco prima di morire si accorge che quel paziente labirinto di linee traccia l’immagine del suo volto.

CQ